| NAPOLI |
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“Grande, luminosa, gentil città” così
la definisce Giambattista Vico
Napoli è una città dai mille volti, uno
dei quali, forse il più attraente è l’inesauribile vitalità che sembra
derivarle dal fuoco nascosto della sua montagna simbolo. Sì perché
Napoli è anche il Vesuvio.
Il vulcano più famoso del mondo, alto oltre 1281 metri con alle spalle
millenni di storia. Protagonista di molte opere letterarie fin
dall’antichità quando, sia la letteratura greca che quella latina, gli
dedicarono dei brani. Era amato per le sue fertili terre, per le
magnifiche tenute di campagna, per i fenomeni geologici e soprattutto
perché zona residenziale del patriziato romano. Protagonista di uno dei
canti più celebri di Giacomo Leopardi, La Ginestra o il fiore del
deserto, composto nel 1836, e definito “Sterminator Vesevo”. Leopardi ci
ricorda, tramite i versi del lungo e drammatico canto, che “questi campi
cosparsi di ceneri infeconde e ricoperti dell’impietrata lava, che sotto
i passi al peregrin risona; ….fur liete ville e colti, e biondeggiar di
spiche, e risonaro di muggito d’armenti; fur giardini e palagi, agli ozi
dei potenti gradito ospizio; e fur città famose che coi torrenti suoi
l’altero monte dell’ignea bocca fulminando oppresse con gli abitanti
insieme”.
La più terribile eruzione del vulcano si
ebbe la notte del 24 agosto del 79 d.C. quando furono distrutte intere
città tra le quali Ercolano e Pompei seppellite dalle ceneri e dai
lapilli. L’ultima eruzione è avvenuta nel 1994. Oggi il vulcano è in una
fase di quiete e si limita a far vedere il fumo che emette dalle viscere
e le sue falde sono intensamente abitate e coltivate con case, alberghi,
ristoranti ed uffici che sono stati edificati fino a 700 metri di
altezza.
Nel 1995 è stato realizzato il Parco Nazionale del Vesuvio. Per
salvaguardare l’ambiente, le specie animali, i vegetali, le bellezze
storico naturalistiche ma anche per custodire le tradizioni, i reperti
archeologici e, soprattutto, per promuovere ulteriori ricerche
scientifiche, geologiche e vulcanologiche. I viaggiatori del secolo
scorso potevano scoprire il Vesuvio soltanto a piedi o su portantine,
lungo i sentieri lastricati di lava. Nel 1870 il finanziere Oblieght
ebbe l’idea di far costruire una funicolare per salire fino in cima al
cratere. Dieci anni dopo l’inaugurazione avvenuta il 6 giugno Peppino
Turco e Luigi Densa composero la canzone Funiculì Funiculà che rese la
funicolare celebre in tutto il mondo. Distrutta tre volte dalle colate
laviche, il servizio fu soppresso definitivamente dall’eruzione del
1944.
Risultato, più di molte altre città
mediterranee, del succedersi di popoli e di dinastie, di case regnanti e
di vicende storiche che l’hanno anche vista Capitale del Regno delle due
Sicilie, Napoli è un crogiolo di culture. Greci, Romani, Bizantini,
Spagnoli, Saraceni, Normanni l’hanno posseduta, per poco o per molto, ma
l’hanno posseduta.
E’ una favola dai toni ora brillanti, ora foschi che narra di passioni
tra re stranieri e una città ricca di bellezze naturali e impregnata di
cultura classica.
Grazie alla magnificenza dei suoi sovrani la città divenne cosmopolita:
sotto Federico II l’Università fondata nel 1224 elevò Napoli al rango di
centro intellettuale come Parigi o Bologna; sotto gli Angioini e gli
Aragonesi si arricchì di monumenti prestigiosi. Fino all’annessione al
Regno d’Italia le case regnanti che si successero, gli Spagnoli, i
Borboni e gli Austriaci garantirono alla città l’immagine, cara a
Shelley, di Elisyan City.
Simbolo visivo di Napoli è il Castel
Nuovo meglio noto come Maschio Angioino. La splendida costruzione sorge
in Piazza Municipio, al lato dei giardini del Palazzo Reale e a pochi
passi dal porto di Napoli che domina con la sua immensa mole. Questa
posizione strategica fu voluta, nel 1266, da Carlo d’Angiò il sovrano a
cui si deve la prima denominazione della fortezza. Il castello
originario fu costruito tra il 1279 e il 1282 su progetto affidato dal
sovrano angioini ad architetti francesi. In stile gotico, aveva pianta
quadrilatera irregolare, quattro possenti torri di difesa, mura merlate
e un fossato di protezione. La denominazione Castel Nuovo prende piede
in seguito ai radicali lavori di rifacimento commissionati da Alfonso
d’Aragona dopo la sconfitta dei francesi: artisti catalani e fiorentini,
sotto la guida dell'architetto aragonese Guglielmo Sagrera, ampliarono e
fortificarono la struttura. Per celebrare il successo e la potenza della
dinastia aragonese, il sovrano volle adornare il portale d'accesso al
castello con un monumentale arco di marmo bianco, ritenuto una delle più
rilevanti opere del Rinascimento italiano, dai forti richiami agli archi
di trionfo di epoca romana. Sul lato opposto a quello d'ingresso, una
lunga scalinata in piperno conduce agli appartamenti e alla monumentale
Sala dei Baroni, miracolo di statica, dalla bellissima volta a crociera
con costoloni che si congiungono nel centro, ad un'altezza di oltre 30
metri.

Castel dell'Ovo
Foto di
Gianfranco Irlanda
Un itinerario napoletano può prendere le
mosse attraversando Spaccanapoli. Chi non ne ha mai sentito parlare?
Spaccanapoli è una delle arterie più celebri della città che divide il
centro storico con una precisione quasi geometrica, un lungo corridoio
puntellato di testimonianza del passato e di tesori artistici, ricco di
campanili, di monumentali chiese e di palazzi aristocratici.
Piazza Dante, Piazza del Gesù Nuovo, Piazza San Domenico Maggiore, la
Piazzetta Nilo con il cosiddetto Corpo di Napoli, la statua del Dio Nilo
di oltre duemila anni fa (una delle più antiche testimonianze del
passato della città) sono dei veri e propri scrigni ricchi di tesori
architettonici. Dalla Piazzetta Nilo comincia Via San Biagio dei Librai,
il tratto più antico, uno dei tre decumani maggiori dell’antica città
greco-romana e anche il più turistico: negozi di souvenir, botteghe
artigiane, antiquari e venditori di prodotti enogastronomici.
Percorrendo questo tratto si incrocia la famosa San Gregorio Armeno, la
celebre strada dei presepi e, poco più avanti, si trova Piazza San
Gaetano, uno degli ingressi della Napoli sotterranea.
Proseguendo ancora per Spaccanapoli e lungo il decumano maggiore si
raggiunge Via Duomo, altre importante strada cittadina dove si può
ammirare la cattedrale di Napoli, il noto Duomo di San Gennaro.
Attraversata Piazza Duomo Spaccanapoli prosegue fin nel cuore di
Forcella.
Altra importante via cittadina, tappa
preferita dei napoletani e dei turisti per lo shopping è Via Toledo (già
via Roma). Parte da Piazza Trento e Trieste e termina a Piazza Dante
incrociando importanti piazze e arterie cittadine. Lungo il percorso si
trovano edifici storici, palazzi nobiliari, chiese monumentali, teatri,
caffè e celebri pasticcerie oltre a negozi e boutique di marchi
prestigiosi. Fu costruita per volere del vicerè Pedro de Toledo, che nel
1536 ne affidò il progetto ai regi architetti Giovanni Benincasa e
Ferdinando Manlio. L‘idea del vicerè era stata quella di collegare la
zona fuori le mura del largo di Mercato (l’attuale
Piazza Dante) con il nuovo quartiere in forte espansione di Chiaja,
donando così alla città quella che oggi è una delle sua arterie
principali.
Difficile descrivere i colori, il numero
di botteghe e bancarelle che caratterizzano Via San Gregorio Armeno dove
si può trovare di tutto, ma proprio di tutto per l’allestimento del
presepe: capanne di sughero e di altri materiali delle più varie
dimensioni, oggetti azionati da congegni meccanici, pastori di
terracotta con abiti in tessuto realizzati su misura. Sono, spesso,
delle vere opere d’arte realizzate da famiglie di artigiani che si
tramandano la tecnica e i segreti si di generazione in generazione. Non
mancano tuttavia, in mezzo al pullulare di statuette, anche altri
oggetti, dal più discutibile valore artistico, ma che denotano l’ironia
e la fantasia del popolo napoletano ( Maradona, Dio di Napoli, a ricordo
degli anni d’oro della squadra cittadina, o l’allora giudice Antonio di
Pietro protagonista di Tangentopoli).
Via Caracciolo è una parte del lungomare
di Napoli, quello che si estende da Mergellina fino a Santa Lucia, ma
per i Napoletani è il Lungomare oppure A’ Caracciolo, meta obbligata
della passeggiata domenicale, prima del grande pranzo con la famiglia.
Il nome della strada celebra l’ammiraglio napoletano Francesco
Caracciolo, sostenitore della rivoluzione del 1799 venne giustiziato
nello stesso anno durante la repressione che seguì la restaurazione
borbonica. La passeggiata al lungomare è un rito ripetuto spesso da
tutti i napoletani e consigliato ai numerosi turisti. Ma è la domenica
mattina, quando il percorso è accessibile solamente ai pedoni, che si
possono ammirare indisturbati le bellezze del Golfo, prendendo un
aperitivo all’ombra delle palme negli chalet della Villa Comunale.

Pulcinella
Foto di
Massimo Micheletti
Via Chiaia elegante via cittadina, piena
di negozi e boutique, ma anche di interessanti scorci ed edifici di
interesse storico e artistico. Lungo la strada si trova il caffè
Gambrinus e l’Antica Pizzeria Brandi quella della Pizza Margherita.
All’interno del locale si può leggere la lettera di ringraziamento
inviata, nel 1889, dalla regina d’Italia Margherita di Savoia al
pizzaiolo Raffaele Esposito per attestargli la propria stima.
Proseguendo si incontra il Palazzo Cellammare costruito nel XVI secolo e
assalito nel Seicento dal popolo durante la rivolta di Masaniello. A
piazza Santa Caterina la via Chiaia termina, ma la passeggiata può
continuare nell’elegante Via dei Mille, oppure alla riviera di Chiaia
dopo aver attraversatola bella Piazza dei Martiri.
Senza dubbio la Piazza più nota di Napoli è Piazza Plebiscito. E’, oggi,
la più grande e la più rappresentativa nonostante fino ai primi anni
Novanta fosse ridotta a un grande parcheggio mentre l’area antistante a
Palazzo Reale era una strada a più corsie. Il nome della piazza si deve
al Plebiscito con cui il 21 ottobre 1860 l’Italia Meridionale, allora
Regno delle due Sicilie, si univa al Piemonte dei Savoia. La Piazza si
sviluppa all’interno di quattro importanti costruzioni: la chiesa di San
Francesco di Paola, il Palazzo Reale, il Palazzo Salerno ed il Palazzo
della Foresteria. Al centro della piazza sono collocate due statue
equestri di Antonio Canova, raffiguranti Ferdinando I e Carlo III di
Borbone. Piazza del Plebiscito ospita le manifestazioni più importanti
della città, come la celebrazione del Capodanno, la nuova festa di
Piedigrotta, concorsi ippici internazionali, concerti, manifestazioni
politiche e i festeggiamenti per i successi sportivi della squadra di
calcio del Napoli.
Se
Piazza Plebiscito è certamente la piazza più rappresentativa di
Napoli, Piazza del Gesù Nuovo è invece una delle più suggestive e
caratteristiche del centro storico (è attraversata da Spaccanapoli) e di
tutta la città.
La piazza prende il nome dalla cinquecentesca Chiesa del Gesù Nuovo,
così detta per distinguerla da un’altra chiesa del Gesù già esistente,
(che fu poi ribattezzata naturalmente Chiesa del Gesù Vecchio). La
chiesa è uno dei migliori esempi di barocco napoletano e colpisce
soprattutto per la suggestiva facciata in bugnato con tre grossi
portali, uno per ogni navata interna. Particolari di tale facciata
furono riprodotti sul lato posteriore delle banconote da diecimila lire
degli anni Settanta ed Ottanta. Sul lato opposto alla facciata della
chiesa del Gesù, imboccando già via Benedetto Croce, troviamo la
facciata gotica della chiesa di S. Chiara e più avanti il campanile.
Altro elemento di spicco della piazza è
l’obelisco dell’Immacolata, a struttura piramidale, alto ben 40 metri e
costruito nel 1747 con i proventi di una raccolta popolare promossa dal
predicatore Francesco Pepe.
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